Colloqui bilaterali
Israele e i Palestinesi: dopo mesi di contatti intensivi tenuti ad Oslo dietro le quinte, fra i negoziatori di Israele e dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), venne formulata una Dichiarazione di Principi (DOP) che delineava i preparativi per l'auto-governo dei Palestinesi nel West Bank e nella Striscia di Gaza. La sua sottoscrizione, il 13 settembre del 1993, fu preceduta da uno scambio di lettere fra il Presidente dell'OLP Yasser Arafat e il Primo Ministro Yitzchak Rabin, in cui l'OLP dichiarava di rinunciare all'uso del terrorismo, si impegnava ad annullare quegli articoli della sua Carta dove si negava ad Israele il diritto all'esistenza, e si impegnava a ricercare una soluzione pacifica al decennale conflitto. A sua volta, Israele riconosceva l'OLP come rappresentante del popolo Palestinese.
La Dichiarazione di Principi conteneva un insieme di principi generali, concordati fra le parti, che riguardava un periodo intermedio di auto-governo palestinese della durata di cinque anni, e delineava un percorso, per tappe, dei negoziati tra Israeliani e Palestinesi. Gli accordi per l'autogoverno palestinese nella Striscia di Gaza e a Gerico sono stati messi in atto nel Maggio del 1994. Tre mesi più tardi, si è proceduto al trasferimento dei poteri e delle responsabilità ai rappresentanti palestinesi del West Bank attraverso la consegna delle autorità relative a cinque specifiche sfere d'azione: educazione e cultura, sanità, previdenza sociale, tassazione diretta e turismo. La Dichiarazione di Principi e altri accordi firmati da Israele e Palestinesi sono culminati nella firma dell' Accordo ad Interim israelo-palestinese del settembre 1995.
Questo accordo prevedeva l'ampliamento dell'auto-governo palestinese nel West Bank attraverso l'elezione di un'autorità preposta all'auto-governo, il Consiglio Palestinese (eletto nel Gennaio del 1996), e la continuazione del ridispiegamento dell'IDF nel West Bank. L'accordo impostava anche il meccanismo che avrebbe gestito le relazioni israelo-palestinesi che avrebbero condotto all'Accordo per lo Status Finale. In base all'accordo ad Interim, il West Bank veniva suddiviso in tre tipi di aree:
Area A – comprendente le principali città del West Bank: piena responsabilità del Consiglio Palestinese per questioni di sicurezza interna e di ordine pubblico, così come per gli affari civili. (La città di Hebron fu soggetta a regolamentazioni speciali fissate nell'Accordo ad Interim; il Protocollo sul ridispiegamento a Hebron è stato firmato nel Gennaio del 1997).
Area B – comprendente piccoli centri abitati e villaggi nel West Bank: responsabilità del Consiglio Palestinese sugli affari civili (come per l'Area A) e mantenimento dell'ordine pubblico, mentre Israele manteneva la responsabilità predominante sulla sicurezza, per salvaguardare i propri cittadini e per combattere il terrorismo.
Area C – comprendente tutti gli insediamenti ebraici, aree di importanza strategica per Israele e aree ampiamente disabitate del West Bank: piena responsabilità israeliana per sicurezza e ordine pubblico, per responsabilità civili riguardanti il territorio (pianificazione, gestione del territorio, archeologia, ecc...). Il Consiglio Palestinese si assume la responsabilità per quanto riguarda
tutte le altre sfere civili per la popolazione palestinese.
La tabella di marcia per la messa in atto delle ulteriori fasi di ritiro, così come specificato nell'Accordo ad Interim, è stata rivista in varie occasioni da entrambe le parti, principalmente nel Memorandum di Wye River nell'ottobre del 1998. In seguito a queste revisioni concordate, Israele ha completato la prima e la seconda fase del processo di ulteriore ridispiegamento (FRD) nel marzo del 2000. Dopo tale ridispiegamento delle forze israeliane, più del 18% della West Bank rientrava nella categoria dell'Area A, oltre il 21% era definita Area B, e il 98% della popolazione palestinese del West Bank era sotto l'autorità palestinese.
I negoziati tra le parti sullo Status finale, per determinare la natura di un assetto permanente tra Israele e l'entità palestinese, sono iniziati, come programmato, nel maggio del 1996. Gli attacchi di attentatori suicidi, compiuti dai terroristi di Hamas a Gerusalemme e a Tel Aviv nel 1996, hanno offuscato le prospettive del processo di pace da parte israeliana. È quindi seguito uno stallo di tre anni e i colloqui sullo Status Finale sono ripresi solo dopo il Memorandum di Sharm el-Sheikh (settembre 1999). I temi da affrontare comprendevano: profughi, insediamenti, questioni di sicurezza, confini, Gerusalemme e altro ancora.
Su invito del Presidente Clinton, il Primo Ministro israeliano Barak e il Presidente dell'Autorità Palestinese Arafat hanno partecipato ad un vertice a Camp David nel Luglio del 2000, per riprendere i negoziati. Il summit si è concluso senza che fosse raggiunto un accordo, a causa del rifiuto da parte del Presidente dell'Autonomia Palestinese Arafat, della generosa proposta. È stata tuttavia rilasciata una dichiarazione trilaterale, nella quale venivano indicati i principi concordati, come guida per futuri negoziati.
In September 2000, the Palestinians initiated an Intifada, a campaign of indiscriminate terror and violence, causing heavy loss of life and suffering to both sides. Numerous efforts to end the violent confrontation and renew the peace process failed due to the ongoing Palestinian terrorism.
Israel accepted the vision presented in the speech by U.S. President George W. Bush on June 24, 2002 for ending Palestinian terrorism, to be followed by the final settlement of all issues and peace.
On May 25, 2003, Israel accepted the Roadmap, accompanied by comments that Israel considers integral to its implementation and a U.S. commitment to address these comments. However, the Palestinians have yet to live up to their obligations under the first phase of the Roadmap, primarily the unconditional cessation of terrorism and end to incitement. Among the measures taken by Israel against terrorism has been the construction of an anti-terrorist fence. |