Israeli democracy
   

La struttura politica

  •  
     
  •  
  • Political structure

  •  
    Israele è una democrazia parlamentare, costituita dai rami legislativo, esecutivo e giudiziario. Le sue istituzioni sono la Presidenza, la Knesset (parlamento), il Governo (gabinetto), il Sistema giudiziario e l’ufficio del Controllore di Stato.
    Il sistema è basato sul principio della separazione dei poteri, con controlli ed equilibri, in cui il ramo esecutivo (il governo) è soggetto alla fiducia del ramo legislativo (la Knesset) e l’indipendenza del sistema giudiziario è garantita per legge.
     
    Il Presidente, nasì in ebraico, porta l’antico titolo del capo del sanhedrin, che era anticamente il supremo corpo legislativo e giuridico del popolo ebraico nella Terra d’Israele. Egli è il capo dello Stato e il suo ufficio ne simboleggia l’unità, al di sopra e al di là dei partiti politici.
    Gli obblighi presidenziali, che sono prevalentemente cerimoniali e formali, sono definiti per legge. Tra le sue funzioni formali vi sono l’apertura della prima sessione di una nuova Knesset, l’accettazione delle credenziali di rappresentanti stranieri, la firma di trattati e leggi approvati dalla Knesset, la nomina di giudici, del governatore della Banca di Israele e dei capi delle missioni diplomatiche all’estero su proposta degli appositi organismi, la concessione della grazia ai detenuti e la commutazione delle sentenze, su suggerimento del ministro della giustizia. Inoltre, il Presidente adempie a funzioni pubbliche e a compiti informali che includono gli appelli di cittadini, conferendo prestigio alle associazioni comunali e sociali, e rafforzando cause pubbliche come la lotta contro gli incidenti stradali.
    Il Presidente, che può restare in carica per due cadenze consecutive, viene eletto ogni cinque anni da una maggioranza semplice della Knesset tra candidati scelti sulla base della loro statura personale e del loro contributo allo Stato.
    La Knesset è la sede dei rappresentanti dello Stato di Israele, la cui funzione principale è di emettere leggi. Essa ha tratto il suo nome e determinato il numero dei suoi appartenenti in 120 membri, dalla Knesset hagedolah (grande assemblea), l’organo rappresentativo ebraico riunito a Gerusalemme da Ezrà e Nehemià nel quinto secolo a.e.v.
    I deputati della Knesset sono eletti ogni quattro anni in elezioni generali. La prima sessione è aperta dal Presidente, il quale cede il posto al membro più anziano. I deputati della Knesset giurano la loro fedeltà e vengono poi eletti il Presidente della Knesset e i suoi vice. La Knesset tiene due sessioni l’anno, una in inverno e una in estate, le quali insieme devono durare almeno otto mesi. Una sessione straordinaria può essere convocata durante le ferie, sia dal governo che da 30 membri qualunque della Knesset.
    La Knesset opera in sessioni plenarie e tramite la formazione di 12 commissioni: la commissione per gli affari interni, la commissione per gli affari esteri e la sicurezza, la commissione per la finanza, la commissione per l’economia, la commissione per gli interni e l’ambiente, la commissione per l’educazione e la cultura, la commissione per il lavoro e il benessere, la commissione per la costituzione, la legge e la giustizia, la commissione per l’immigrazione e l’assorbimento, la commissione per il controllo dello Stato, la commissione per la lotta alla piaga della tossicodipendenza e la commissione per l’avanzamento della condizione della donna.
    Nelle sessioni plenarie, vengono condotti dibattiti generali sia sulla politica e sull’attività del governo, che sulle proposte di legge. I dibattiti si svolgono in ebraico, ma i deputati possono parlare arabo, in quanto entrambe le lingue sono ufficiali; è disponibile anche la traduzione simultanea.
    Un progetto di legge può essere presentato da un singolo deputato della Knesset, da un gruppo di deputati, dal Governo come organo collegiale o da un singolo ministro. Quando un Ministero avvia un progetto di legge, un memorandum sulla legge proposta viene trasmesso al Ministero della Giustizia per le osservazioni sugli aspetti legali, al Ministero della Finanza per la revisione economica e del bilancio, e al resto dei Ministri del Governo per i loro commenti. Se il memorandum è approvato, il progetto passa alla formulazione in preparazione della sua presentazione alla Knesset e dell’approvazione da parte del Governo. I progetti di legge di singoli deputati non richiedono l’approvazione del Governo.
    Il progetto di legge viene presentato all’assemblea plenaria per una prima lettura e un breve dibattito sui suoi contenuti. Esso è poi sottoposto all’apposita commissione della Knesset per la discussione dettagliata e riformulazione, laddove sia necessario. Il progetto è rinviato all’assemblea plenaria per una seconda lettura, per la presentazione di riserve da parte dei membri della commissione e per una revisione generale. Se, da allora in poi, non è ritenuto necessario rimandare il progetto di legge alla commissione, ha luogo una terza lettura, dopo la quale il progetto viene votato.
    La Knesset è eletta per una dorata di quattro anni ma può sciogliersi o essere sciolta dal Primo Ministro prima della scadenza del suo mandato. Fino al momento in cui non viene formalmente costituita a seguito di elezioni una nuova Knesset, la piena autorità resta a quella uscente.
    Il Governo (gabinetto dei ministri) è l’autorità esecutiva dello Stato, alla quale è affidata l’amministrazione degli affari interni ed esteri, inclusi i problemi di sicurezza. I suoi poteri, che determinano la politica del Paese, sono molto vasti ed esso è autorizzato a prendere decisioni su qualsiasi argomento che non sia delegato per legge ad un’altra autorità. Il governo determina il proprio operato e decisioni mettendo in atto delle procedure. Esso si riunisce di solito una volta alla settimana ma nel caso sorgesse la necessità possono essere convocate ulteriori riunioni. Il governo può anche agire per mezzo di commissioni ministeriali.
    Fino ad oggi, tutti i governi sono stati formati sulla base di coalizioni di partiti diversi, dal momento che nessun partito ha mai ricevuto abbastanza seggi alla Knesset da essere in grado di formarne uno da solo.
    Il governo di solito resta in carica per quattro anni, ma la sua durata può essere abbreviata dalle dimissioni del Primo Ministro o da un voto di sfiducia.
    Entro 45 giorni dalla pubblicazione dei risultati elettorali, il Primo Ministro presenta la lista dei ministri che egli ha nominato perché la Knesset l’approvi e delinea le linee conduttrici del suo governo. I ministri sono responsabili verso il Primo Ministro per l’adempimento dei loro compiti e rendono conto alla Knesset del loro operato. Alla maggior parte dei ministri è affidato un portafoglio e la conduzione di un ministero; altri prestano servizio senza un portafoglio ma possono essere chiamati a prendere responsabilità su speciali progetti. Il Primo Ministro può anche prestare servizio come ministro con portafoglio.
    Il numero di ministri incluso il Primo Ministro, non può superare i 18 o essere inferiore a otto. Almeno la metà dei ministri devono essere deputati alla Knesset, ma tutti devono essere candidati eleggibili per l’appartenenza alla Knesset. Il Primo Ministro, o con il benestare di questi, un altro ministro, può nominare i vice ministri, fino ad un totale di sei; tutti devono essere deputati della Knesset.
    Fin quando il nuovo Primo Ministro e i ministri del nuovo governo iniziano la loro cadenza, il Primo Ministro uscente e il suo governo continuano nelle loro mansioni.
    Nel caso che il Primo Ministro non possa ulteriormente adempiere alle sue funzioni (perché si è dimesso, è stato incriminato, ha ricevuto un voto di sfiducia dalla Knesset o è morto), il governo eleggerà uno dei suoi membri fra quelli che sono deputati alla Knesset, con funzioni di Primo Ministro. Il Primo Ministro in atto ha come tale piena autorità, eccetto quella di sciogliere la Knesset. I ministri continuano ad adempiere ai loro compiti finché un nuovo Primo Ministro sarà eletto e inizierà il suo incarico.
  • Elections

  •  
    ​Knesset elections are general, national, direct, equal, secret and proportional, with the entire country constituting a single electoral constituency. On election day, voters cast one ballot for a political party to represent them in the Knesset.

    Because of the importance attributed to the democratic process, election day is a holiday. Free transportation is available to voters who happen to be outside their polling districts on this day, and special arrangements are made to enable military personnel and Israelis on assignments abroad, to vote.

    A central elections committee, headed by a justice of the supreme court and including representatives of the parties holding seats in the Knesset, is responsible for conducting the elections. Regional election committees oversee the functioning of local polling committees, which include representatives of at least three parties in the outgoing Knesset.

    Knesset elections are based on a vote for a party rather than for individuals, and the many political parties which compete for election to the Knesset reflect a wide range of outlooks and beliefs.

    Israelis take a great interest in the political scene, both in internal affairs and security as well as in foreign relations. In all elections to the Knesset so far, some 77-87 per cent of eligible voters cast their ballots for one of the many political parties running for the Knesset. To every Knesset 10-15 parties have been elected, and in the course of every Knesset, factions have both split and united.

    Prior to the elections, each party presents its platform, and the list of candidates for the Knesset, in order of precedence. The parties select their candidates for the Knesset in primaries or by other procedures.

    Parties represented in the outgoing Knesset can automatically stand for re-election; other parties may present their candidacy by obtaining the signatures of 2,500 eligible voters and depositing a bond, which is refunded if they succeed in receiving at least one and one half percent of the national vote, entitling them to one Knesset seat. 

    Knesset seats are assigned in proportion to each party's percentage of the total national vote. A party's surplus votes, which are insufficient for an additional seat, are redistributed among the various parties according to their proportional size resulting from the elections, or as agreed between parties prior to the election.

    An allocation funding the expenses of election campaigns is granted to each party from public funds, based on its number of seats in the outgoing Knesset. New parties receive a similar allocation retroactively for each member elected. The state comptroller reviews the disbursement of all campaign expenditures.

    Every citizen is eligible to vote from age 18 and to be elected to the Knesset from age 21. The president, the state comptroller, judges and senior public officials, as well as the chief-of-staff and high-ranking military officers, are disqualified from presenting their candidacy, unless they have resigned their position at least 100 days before the elections.​