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I Cristiani in Iran

  •   Violazione dei diritti umani e restrizioni alla libertà religiosa in Iran
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    Alla luce della minaccia di morte che incombe su un prete protestante iraniano accusato di conversione dall’Islam, l’incremento delle repressioni religiose e le persecuzioni contro i cristiani in Iran è un argomento che recentemente è sempre più al centro degli organi di stampa e delle organizzazioni a favore dei diritti umani di tutto il mondo. 
    La costituzione iraniana, sin dalla rivoluzione islamica, è stata basata sulla legge della Sharia, pur riconoscendo le religioni monoteiste e lo Zoroastrismo. Pertanto, la libertà religiosa e l’eguaglianza civile - inclusa la rappresentanza parlamentare – dovrebbero essere protette dalla legge. La realtà, tuttavia, è diversa e queste religioni e coloro che cercano di diffonderle, sono considerati agenti della politica occidentale e anti-iraniani per definizione.
    Il risultato è una vasta politica di arresti, molestie, espulsioni dai luoghi di lavoro e di studio e persino condanne a morte. Musulmani e/o cristiani che si suppone si siano convertiti dall’Islam sono torturati. Le chiese vengono regolarmente assaltate, spesso sono saccheggiate o chiuse e i loro beni confiscati.
    La comunità Cristiana in Iran è composta da due antichi segmenti – Armeni (più di 200.000 seguaci) e Assiri (20.000) – e da una popolazione più recente di Protestanti e di Evangelisti (che ammontano a meno di 10.000), molti dei quali sono, in effetti, convertiti. Con le persecuzioni nei confronti di questa comunità l’Iran viola regolarmente il Patto Internazionale sui diritti Politici e Religiosi di cui è firmatario.
    Un rapporto dell’ONU del 23 settembre 2011, il rapporto del Dipartimento di Stato Americano del 17 novembre 2010 ed altri, descrivono chiaramente una crescente frequenza delle persecuzioni religiose, in molti casi motivate da falsi pretesti governativi relativi a minacce alla sicurezza nazionale o offese alla morale pubblica.
    L’episodio più recente è la condanna a morte che incombe su un prete protestante, Youssef Nadar Khani, coniugato e padre di due figli, accusato di essersi convertito dall’Islam, benché non vi siano prove del suo essere mai stato un musulmano. Per far pressione su Khani affinché si riconverta all’Islam, egli è tenuto regolarmente in isolamento e torturato. Il pubblico ministero iraniano, l’11 ottobre 2011 ha negato che Khani sia trattenuto per motivi di fede ma che, invece, è proprietario di un bordello, precedentemente accusato di violenza carnale e di ricatto, e che quindi rappresenti una minaccia alla sicurezza nazionale. 
    Altri episodi includono l’arresto del 14 febbraio di 10 cristiani accusati di essersi convertiti. Il luogo e le condizioni in cui si trovano questi prigionieri (incluso un giovane di 17 anni) sono ancora sconosciuti. Il 23 dicembre, forze della sicurezza hanno fatto irruzione nella “Chiesa delle Assemblee di Dio” nell’Iran occidentale e hanno arrestato membri della congregazione, inclusi bambini. Il prete, Farhad Sabokroh, è ancora recluso e gli sono negate cure mediche. Ad agosto, la studentessa d’arte Fatemeh Nouri è stata arrestata per crimini contro la sicurezza nazionale; si era convertita dall’Islam. Leila Mohammadi, a Gennaio, è stata condannata a due anni di reclusione per frode, collaborazione con agenti stranieri, propaganda anti-islamica e violazioni alla sicurezza nazionale, dopo aver partecipato alla fondazione di una chiesa. Anche Behnam Irani, Farshid Fathi e Noorollah Qabitizade figurano nella lista dei prigionieri trattenuti per nessuna ragione apparente se non la loro affiliazione religiosa. L’ultima, è stata soggetta a gravi pressioni psicologiche.
    Azioni contro le chiese includono le proibizioni rivolte alle ultime due chiese ufficiali registrate a Teheran – la Chiesa Protestante Emmanuel e la Chiesa Evangelista San Pietro – di svolgere le funzioni in lingua Farsi e durante il Venerdì. Ai leader delle chiese armene e assire è stato chiesto di fornire alle autorità i nomi dei membri delle loro congregazioni, che poi sono prontamente licenziati dai loro posti di lavoro ed espulsi dalle scuole. Le autorità stanno ora chiedendo che nelle chiese non si suoni della musica e che non si distribuiscano libri di preghiera durante le funzioni. Lo scorso dicembre, è stato concesso di accedere alle funzioni festive solo ad ospiti invitati ufficialmente.
    La comunità Cristiana in Iran è sempre più perseguitata e forzata alla clandestinità. Ciò è in contrasto con quanto dichiarato nella costituzione iraniana e in violazione di tutte le convenzioni internazionali di cui l’Iran è firmatario. A meno che non sia esercitata una più energica pressione internazionale, questa tendenza proseguirà e sfocerà in attacchi sostenuti dal governo e istigati pubblicamente, come quelli di cui siamo testimoni in molti paesi a dominanza musulmana.